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20/07/2026 - 17:35
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La capacità di muovere, proteggere e coordinare le forze in scenari sempre più esposti è oggi una delle condizioni essenziali del vantaggio operativo nel dominio terrestre. Un cambio di paradigma dal singolo veicolo a un sistema integrato, in cui mezzi, sensori, comando e controllo ed effettori operano in rete.
Complessità e interconnessione sono le coordinate degli scenari contemporanei. Minacce convenzionali, sistemi senza equipaggio, attacchi dall’alto, guerra elettronica, cyber e munizionamento a lungo raggio comprimono i tempi decisionali e rendono più difficile mantenere continuità operativa. La piattaforma terrestre non può quindi essere considerata un elemento isolato: deve dialogare con altri mezzi, sensori, posti di comando e sistemi di missione in modo interoperabile.
Nasce da qui l'esigenza del passaggio dal veicolo al sistema: un’evoluzione che riguarda carri, veicoli da combattimento, artiglieria, radar, elicotteri multiruolo, posti di comando dispiegabili e sistemi digitali per la gestione del campo di battaglia. L’obiettivo è costruire un quadro operativo condiviso, ridurre i tempi tra rilevamento della minaccia e risposta, migliorare la protezione degli equipaggi e consentire alle unità di operare in modo coordinato anche in contesti dinamici e ad alta intensità.

Una rete di capacità integrate
Nel dominio terrestre, l’interoperabilità ha un impatto diretto sulla condotta delle operazioni: consente a unità, sensori e sistemi d’arma di lavorare su informazioni coerenti e aggiornate. Un veicolo da combattimento, un radar tattico, una torretta, un posto di comando e un sistema di gestione della battaglia esprimono il massimo valore quando contribuiscono alla stessa missione.
Questa logica riguarda l’intera catena operativa: i sensori individuano e tracciano le minacce; i sistemi di comando e controllo organizzano le informazioni e supportano la decisione; i sistemi d’arma e gli effettori garantiscono la risposta più adeguata; le piattaforme terrestri e gli elicotteri multiruolo assicurano mobilità, protezione, proiezione e continuità operativa; i posti di comando dispiegabili permettono di gestire le operazioni anche vicino all’area di impiego.
L’evoluzione della difesa terrestre riguarda quindi la capacità di dare vita a un insieme coerente di capacità. È una trasformazione al tempo stesso tecnologica e operativa: cambia il modo in cui le unità raccolgono informazioni, le condividono, si proteggono e agiscono sul terreno.
Piattaforme terrestri: protezione, mobilità e integrazione
I veicoli da combattimento continuano a rappresentare una componente essenziale delle operazioni terrestri. Il loro compito è garantire protezione, mobilità, capacità di ingaggio e resistenza in scenari complessi. A queste caratteristiche si aggiunge però una dimensione digitale sempre più rilevante: ricevere, elaborare e condividere informazioni, integrarsi con sistemi d’arma, sensori e comunicazioni, e operare secondo una logica netcentrica, restando connessi alla rete di comando.
La protezione degli equipaggi passa anche dalla capacità di vedere prima, comprendere meglio e reagire con maggiore rapidità. Sensori di bordo, sistemi elettronici, comunicazioni sicure e architetture digitali permettono al veicolo di diventare un nodo del campo di battaglia, superando la funzione tradizionale di mezzo di manovra o di fuoco.
In questa prospettiva si inserisce l’ampliamento del portafoglio terrestre di Leonardo, attraverso la recente acquisizione del business difesa di Iveco Group (Iveco Defence Vehicles e ASTRA). Un’operazione che ha consentito al Gruppo di consolidare la posizione nel settore della difesa terrestre e il proprio ruolo di OEM (Original Equipment Manufacturer) integrato, con un portafoglio di soluzioni complete per la difesa e la sicurezza, su piattaforme cingolate e ruotate, inclusi gli UGV (Uncrewed Ground Vehicle). Leonardo si è rafforzata nel settore della difesa terrestre anche mediante la joint venture con Rheinmetall, LRMV (Leonardo Rheinmetall Military Vehicles). Il rafforzamento delle competenze su veicoli militari, ruotati e cingolati, consente di lavorare sull’integrazione a bordo fin dalle prime fasi di sviluppo, migliorando coerenza del sistema, protezione, continuità operativa e capacità di aggiornamento nel tempo.
Sistemi d’arma ed effettori: l’ultimo anello della catena
In un’architettura terrestre integrata, il sistema d’arma è parte della piattaforma e della rete di missione. Rappresenta l’ultimo anello di una catena che parte dal rilevamento della minaccia, passa dalla valutazione del contesto e arriva alla risposta. Per questo, torrette, artiglieria e sistemi di ingaggio devono dialogare con sensori, sistemi di bordo e comando e controllo.
La torretta Hitfist 30 Uncrewed Light (UL) rappresenta un esempio di questa logica. Completamente sviluppata attraverso l’integrazione di tecnologie proprietarie, equipaggia veicoli da combattimento, consente di combinare capacità di osservazione, puntamento e ingaggio, mantenendo l’equipaggio protetto all’interno della piattaforma. In scenari caratterizzati da minacce mobili, rapide e difficili da individuare, l’efficacia dipende dalla qualità dell’informazione disponibile, dalla rapidità della risposta e dalla precisione di ingaggio anche delle minacce moderne, come i droni.

Lo stesso principio vale per i sistemi di artiglieria. La capacità di operare in modo coordinato, ricevendo dati da sensori distribuiti e inserendosi in una catena decisionale digitale, diventa determinante per ridurre i tempi di risposta e aumentare la precisione dell’effetto.
Elemento di una catena operativa che consente di attuare una risposta rispetto a una minaccia rilevata. Può includere sistemi di protezione, contromisure o altri strumenti in grado di contribuire alla sicurezza delle unità e alla continuità della missione. Nel dominio terrestre, la sua efficacia dipende dall’integrazione con sensori, comando e controllo.
Radar e sensori: costruire il quadro tattico
Il primo passaggio per proteggere le unità sul terreno è la capacità di individuare e seguire ciò che accade nello spazio operativo. I sensori terrestri sono chiamati a rilevare minacce molto diverse per dimensione, velocità e comportamento, contribuendo alla consapevolezza dello scenario e al supporto delle decisioni operative.
Il Tactical Multi Mission Radar (TMMR) risponde a questa esigenza con una capacità radar tattica pensata per ambienti terrestri complessi e per intercettare, classificare e seguire oggetti piccoli e agili. La sua funzione è contribuire alla costruzione di un quadro tattico utilizzabile dai livelli decisionali e dai sistemi di risposta. In un contesto in cui il tempo tra scoperta della minaccia e reazione tende a ridursi, il radar diventa una componente essenziale della catena operativa.

Accanto ai radar, i sistemi elettro-ottici come Nerio aggiungono capacità di osservazione, identificazione e conferma del bersaglio. La combinazione tra radar e sensori elettro-ottici migliora la qualità dell’informazione, riduce l’incertezza e supporta una risposta più proporzionata e coordinata.
Radar progettato per svolgere più compiti operativi, come sorveglianza, rilevamento, tracciamento e supporto alla difesa contro minacce diverse. Nel dominio terrestre può contribuire alla protezione di unità, basi, infrastrutture e aree operative.
Comando e controllo: trasformare i dati in decisioni
Raccogliere dati non è sufficiente, è necessario che le informazioni provenienti da sensori, piattaforme e unità vengano fuse, ordinate e rese utilizzabili. È il ruolo dei sistemi di Comando e Controllo (C2) e dei Battlefield Management Systems, i sistemi digitali per la gestione del campo di battaglia.
In questo quadro, la digitalizzazione non rappresenta un livello separato, ma una componente trasversale: abilita la gestione dei dati, contribuisce alla protezione delle informazioni e supporta l’efficacia operativa lungo il ciclo di missione.
Il ruolo di tali sistemi è supportare la costruzione del quadro operativo, la distribuzione delle informazioni e il coordinamento tra unità. Permettono di visualizzare la posizione delle forze, seguire l’evoluzione della minaccia, assegnare priorità e collegare sensori ed effettori. Nei contesti più complessi, aiutano a mantenere continuità decisionale anche quando le comunicazioni sono degradate o l’ambiente operativo cambia rapidamente.

I posti di comando dispiegabili sono parte di questa architettura. Garantiscono capacità di pianificazione, coordinamento e gestione vicino all’area di operazione, mantenendo il collegamento con le unità sul terreno e con i livelli superiori della catena di comando. In questo modo, il comando diventa una capacità mobile, adattabile e connessa.
Il sistema di Comando e Controllo è pensato per coordinare sensori, informazioni e risposte operative. La sua funzione è particolarmente rilevante nelle architetture integrate, dove la rapidità della decisione dipende dalla capacità di correlare dati diversi e trasformarli in azioni coerenti.
L'intelligenza artificiale e il machine learning assumono un ruolo sempre più centrale in questa architettura. Migliorando il rilevamento dei bersagli, perfezionandone la classificazione e supportando la valutazione delle minacce e l'assegnazione delle armi, l'IA consente risposte più rapide ed efficaci a scenari operativi complessi. Gli operatori, tuttavia, mantengono il pieno controllo del processo di ingaggio, garantendo che la tecnologia rafforzi — anziché sostituire — il processo decisionale umano.
Insieme di processi, sistemi e strumenti che consentono di dirigere e coordinare le operazioni. Nel dominio terrestre collega informazioni, unità, sensori ed effettori.
Sistema digitale che supporta la gestione del campo di battaglia. Integra dati su posizione delle forze, minacce, sensori, missioni e comunicazioni, migliorando situational awareness e coordinamento.
Counter-UAS: una catena integrata contro i droni
La capacità di trasformare i dati in decisioni è particolarmente rilevante nel contrasto ai sistemi senza equipaggio. Droni di piccole dimensioni possono essere usati per sorveglianza, acquisizione obiettivi, disturbo, attacco o saturazione (impieghi coordinati volti a sovraccaricare la capacità di rilevamento e risposta). La loro diffusione aumenta la vulnerabilità di unità, basi, convogli e infrastrutture, imponendo una risposta capace di integrare sensori, comando e controllo ed effettori.
Il contrasto ai droni, o Counter-Uncrewed Aerial Systems (C-UAS), richiede una catena articolata, che Leonardo è in grado di garantire lungo tutto il workflow, dal rilevamento all’ingaggio e alla neutralizzazione. Il primo passaggio è il rilevamento, affidato a radar come TMMR. Seguono il tracciamento e l’identificazione, alla quale contribuiscono sistemi elettro-ottici come Nerio. Il livello di comando e controllo correla le informazioni, valuta la minaccia e coordina la risposta. Gli effettori, tra cui Hitfist 30, possono quindi intervenire in funzione dello scenario e delle regole d’impiego.
Una vera e propria transizione dal singolo prodotto al sistema. Ogni elemento ha una funzione specifica, ma il valore operativo nasce dalla loro connessione: rilevare, identificare, decidere e rispondere in tempi compatibili con la minaccia.
La componente verticale a supporto delle operazioni terrestri
Il perimetro delle operazioni terrestri si estende anche alla componente aerea di supporto. Gli elicotteri sono una capacità essenziale per mobilità tattica, supporto alle forze, sorveglianza, evacuazione, trasporto e collegamento tra unità distribuite. La loro funzione è particolarmente rilevante quando le operazioni richiedono rapidità di movimento, flessibilità e capacità di intervento in aree difficili da raggiungere.
In una logica integrata, l’elicottero agisce come nodo mobile della rete operativa, portando sensori, comunicazioni, sistemi di protezione e capacità di missione a supporto delle forze terrestri. Il collegamento tra piattaforme al suolo, asset ad ala rotante e sistemi di comando consente di ampliare il raggio d’azione delle unità e migliorare la continuità della missione.
Questa connessione tra terra e aria conferma la natura sempre più multi-dominio delle operazioni. Le capabilities terrestri devono poter dialogare con gli altri ambienti operativi, condividendo informazioni e integrandosi in architetture più ampie di sorveglianza, protezione e risposta.
Un dominio terrestre più connesso
L’evoluzione della difesa terrestre segue una direzione chiara: piattaforme protette e connesse, sensori distribuiti, sistemi d’arma integrati e comando e controllo in grado di sostenere decisioni rapide. Il veicolo resta fondamentale, ma diventa parte di un sistema più ampio.
Dal veicolo al sistema, la superiorità operativa nasce dalla capacità di collegare mobilità, protezione, osservazione, risposta e decisione. È questa integrazione a rendere il dominio terrestre sempre più connesso agli altri ambienti operativi, nel quadro più ampio delle capacità multi-dominio.
2026-07-21T01:20:51Z
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