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Nel dominio aereo, il vantaggio operativo dipende sempre più dalla capacità di creare architetture collaborative e interoperabili integrando velivoli pilotati, sistemi uncrewed, sensori, comunicazioni, intelligenza artificiale, simulazione e addestramento.
Con l’evoluzione delle minacce, la crescente centralità dei dati e la necessità di operare in scenari complessi, il dominio aereo sta vivendo una fase evolutiva. Aria, terra, mare, spazio e cyber sono ambiti sempre più interdipendenti, con le forze armate chiamate a confrontarsi con minacce convenzionali, droni, sistemi autonomi e guerra elettronica. In questo contesto, il vantaggio operativo non si costruisce più soltanto attorno alla singola piattaforma, ma attraverso la capacità di collegare velivoli pilotati, sistemi senza equipaggio, sensori, comunicazioni e capacità decisionali in un’unica architettura di missione.
La superiorità aerea, concetto in evoluzione rispetto al passato, richiede quindi oggi sistemi capaci di sorvegliare, condividere informazioni, proteggere, reagire e adattarsi a tale evoluzione. Il velivolo pilotato resta centrale, ma agisce sempre più come nodo di una rete più ampia, nella quale asset collaborativi, sensori distribuiti e sistemi di missione concorrono alla costruzione di un quadro operativo condiviso.
In questo scenario, Leonardo opera lungo l’intera catena della capacità aerea: piattaforme da addestramento, velivoli da difesa, sistemi uncrewed, velivoli multi-missione, elicotteri, sensori, comunicazioni, sistemi di missione e simulazione. Il valore di questo approccio risiede nella capacità di collegare tecnologie diverse per sostenere missioni complesse e mettere in relazione il dominio aereo con gli altri ambienti operativi.
Collaborative Combat Aircraft (CCA): il nuovo paradigma del dominio aereo
L’evoluzione verso architetture aeree collaborative trova uno dei suoi snodi principali nel MUM-T (Manned-Unmanned Teaming), cioè la cooperazione operativa tra piattaforme con equipaggio e sistemi senza equipaggio. In questo modello, il velivolo pilotato opera insieme ad asset uncrewed in grado di estenderne raggio d’azione, capacità di osservazione, protezione ed efficacia operativa.
I Collaborative Combat Aircraft rappresentano una delle manifestazioni più avanzate di tale approccio. Si tratta di velivoli collaborativi senza equipaggio progettati per operare accanto a piattaforme pilotate, contribuendo alla raccolta di informazioni, al supporto della missione, alla protezione della forza e alla riduzione dell’esposizione degli equipaggi in scenari complessi.
L’efficacia dei CCA non dipende solo dalle prestazioni della piattaforma, ma dalla capacità di operare come parte di una rete. Sensori, comunicazioni, sistemi di missione e intelligenza artificiale consentono ai velivoli collaborativi di raccogliere dati, condividerli e reagire all’evoluzione dello scenario.
Per Leonardo, i Collaborative Combat Aircraft sono una naturale estensione dell’approccio all’integrazione: sensori, comunicazioni, sistemi di missione e simulazione avanzata concorrono a rendere interoperabili piattaforme pilotate e asset uncrewed.
Dai CCA ai sistemi uncrewed: una famiglia di capacità integrate
I CCA sono parte di una famiglia più ampia di sistemi uncrewed, sviluppati per aumentare la persistenza, raccogliere informazioni, operare in aree complesse e ridurre l’esposizione degli equipaggi. Il loro valore non risiede solo nella piattaforma, ma nell’integrazione tra sensori, sistemi di missione, stazioni di controllo e capacità di elaborazione dei dati, con applicazioni in ambito aereo, terrestre e marittimo, civile e militare.
La persistenza indica la capacità di restare in missione per tempi prolungati; la modularità consente di adattare payload, sensori e configurazioni a compiti diversi; la riduzione del rischio riguarda la possibilità di svolgere missioni complesse senza esporre direttamente l’equipaggio. È una logica che si applica a missioni di sorveglianza, intelligence, acquisizione di informazioni, addestramento, supporto operativo e contrasto a droni ostili.
In questo quadro si inserisce la joint venture LBA Systems, che combina l’esperienza di Baykar nelle piattaforme uncrewed con le capacità Leonardo in payload, sensori, elettronica, certificazione, sistemi di missione e integrazione. La collaborazione risponde al ruolo crescente dei sistemi senza equipaggio, ormai elementi centrali degli scenari operativi moderni.
Un esempio concreto è Astore Levante, basato sulla piattaforma Bayraktar TB3, sistema uncrewed sviluppato da Baykar, e sull’esperienza maturata da Leonardo con la famiglia Astore. Progettato per operare da basi terrestri, portaerei e LHD (Landing Helicopter Dock, cioè unità navali in grado di imbarcare elicotteri e mezzi da sbarco), il sistema collega capacità aerea, persistenza operativa e proiezione marittima posizionandosi come punto di contatto naturale tra i domini aereo e navale.
Sensoristica, comunicazioni e intelligenza artificiale
Nei sistemi collaborativi, la sensoristica è parte della capacità operativa. Radar, sistemi elettro-ottici, sensori passivi, comunicazioni sicure, CNI (Communication, Navigation and Identification) e capacità di guerra elettronica consentono alle piattaforme pilotate e senza equipaggio di operare come nodi di una stessa rete.
Sistemi IRST (Infra-Red Search and Track) come Skyward sono progettati per ampliare le capacità di scoperta e tracciamento passivo in scenari complessi e integrabili su piattaforme di nuova generazione, incluse architetture uncrewed e collaborative. Il tracciamento passivo è particolarmente importante perché consente di rilevare bersagli attraverso la firma infrarossa, senza emettere segnali radar che possano rivelare la posizione della piattaforma.
Un sistema Infra-Red Search and Track rileva e traccia bersagli attraverso la loro emissione infrarossa. A differenza di un radar attivo, non trasmette segnali, riducendo la probabilità di essere individuato.
La stessa logica vale per l’intelligenza artificiale. Nei sistemi collaborativi, l’AI non sostituisce il controllo umano, ma abilita comportamenti autonomi entro limiti definiti, soprattutto quando le comunicazioni sono degradate o non disponibili. Affinché questo avvenga in modo affidabile, gli algoritmi devono essere sviluppati, addestrati e validati in ambienti capaci di riprodurre scenari operativi complessi, minacce dinamiche e regole d’impiego.
La digitalizzazione abilita anche l’analisi dei dati, la cybersecurity e l’uso di capacità di calcolo avanzate, elementi sempre più rilevanti per addestramento, supporto operativo, manutenzione predittiva ed efficacia dei sistemi durante l’intero ciclo di vita.

La simulazione avanzata diviene quindi un passaggio essenziale. Consente di testare comportamenti, missioni e interazioni tra velivoli pilotati e asset collaborativi prima dell’impiego reale, misurando prestazioni, limiti e affidabilità degli algoritmi. È in questo spazio, prima ancora che in volo, che si costruisce una parte decisiva dell’autonomia dei sistemi futuri.
Addestrare i piloti ai nuovi scenari operativi
Di pari passo con la trasformazione del dominio aereo, evolve anche l’addestramento. Il pilota deve saper gestire non solo la piattaforma, ma un ambiente informativo più denso, nel quale interagiscono velivoli pilotati, sistemi uncrewed, sensori distribuiti, minacce simulate e strumenti digitali di supporto alla decisione.
In questo percorso si inserisce l’M-345 di Leonardo, progettato per l’addestramento basico e avanzato dei piloti militari. Il suo cockpit, coerente con quello dei velivoli di ultima generazione, consente di avvicinare progressivamente i piloti a scenari operativi più complessi già dalle prime fasi del percorso addestrativo, mantenendo un equilibrio tra prestazioni, efficienza e sostenibilità del ciclo vita.
L’M-346 Block 20 20 rappresenta il nuovo standard evolutivo del sistema M-346 nelle versioni Trainer e Fighter. Sensori, sistemi di difesa, datalink, avionica aggiornata, interfacce uomo-macchina evolute, realtà aumentata, supercalcolo, algoritmi di intelligenza artificiale e cyber resilienza rafforzano il collegamento tra addestramento avanzato e scenari di combat air attuali e futuri. Nel segmento di terra, l’uso di realtà virtuale e intelligenza artificiale consente anche di personalizzare i percorsi formativi e introdurre agenti artificiali autonomi nello scenario sintetico.

Il collegamento tra addestramento reale e sintetico è espresso anche dalla modalità LVC (Live, Virtual and Constructive), che combina velivoli reali in volo, simulatori e minacce generate dal computer facendoli interagire nello stesso scenario addestrativo. In questo modo è possibile preparare i piloti a missioni complesse, realistiche e ripetibili, senza dover impiegare sempre tutte le risorse nel mondo fisico.
Centro di eccellenza per l’addestramento dei piloti militari di tutto il mondo è l’International Flight Training School (IFTS), nata dalla collaborazione tra Leonardo e Aeronautica Militare italiana, che combina piattaforme, simulazione e servizi di supporto alla missione. In una fase in cui il confine tra addestramento reale e sintetico diventa sempre più sottile, il training supera la sola preparazione al volo affermandosi come parte integrante della capacità operativa.
Combat air: dall’Eurofighter al Global Combat Air Programme
L’evoluzione del dominio aereo riguarda anche le piattaforme da combattimento già operative. L’Eurofighter rappresenta una capacità consolidata che continua a evolvere attraverso aggiornamenti progressivi su sensoristica, sistemi difensivi, avionica e capacità di missione. In questa prospettiva, il valore di una piattaforma combat-proven – già validata in contesti operativi – non è dato solo dall’esperienza operativa accumulata, ma dalla possibilità di restare aggiornata e interoperabile in scenari in rapido cambiamento.

Il passaggio successivo è rappresentato dal GCAP (Global Combat Air Programme), programma internazionale per il futuro sistema di combattimento aereo. Più che un singolo velivolo, GCAP va letto come architettura: piattaforme pilotate, asset collaborativi, sensori, dati, comunicazioni e capacità decisionali avanzate dovranno operare come parti di un ecosistema. È qui che il dominio aereo si avvicina al concetto di sistema di sistemi.
Un sistema di sistemi è un insieme di piattaforme, sensori, comunicazioni, software e centri decisionali che operano in modo coordinato. Il valore non nasce dal singolo elemento, ma dalla capacità di condividere dati e agire come architettura integrata.
Velivoli multi-missione: trasporto, sorveglianza e sicurezza marittima
Nel dominio aereo connesso, una piattaforma multi-missione è un velivolo progettato o configurato per svolgere compiti diversi, anche attraverso sensori, sistemi di missione e configurazioni modulari. È un approccio che estende il ruolo della piattaforma oltre una singola funzione operativa, rendendola impiegabile per trasporto tattico, supporto operativo, sorveglianza, pattugliamento, ricerca e soccorso, antincendio o missioni specializzate.
In questo ambito rientra il C-27J di Leonardo, piattaforma di trasporto tattico e multi-missione resa ancora più versatile dagli ultimi aggiornamenti avionici e dalle nuove configurazioni delle varianti. Il suo impiego consente di collegare mobilità, supporto alle operazioni e capacità di adattamento a scenari diversi.

L’ATR 72, nelle configurazioni per sorveglianza, pattugliamento marittimo e lotta antisommergibile, estende invece il contributo del dominio aereo alla sicurezza marittima. La lotta antisommergibile, o ASW (Anti-Submarine Warfare), comprende le attività di ricerca, tracciamento e contrasto di minacce subacquee. È un esempio concreto di come una piattaforma aerea possa operare a supporto di un altro dominio, in questo caso quello navale.

Vertical lift: piattaforme e nuove soluzioni uncrewed
La componente rotary-wing completa il quadro del dominio aereo con capacità di mobilità, supporto, protezione, sorveglianza e intervento in scenari complessi. In questo ambito, AW149 e Proteus permettono di raccontare due dimensioni complementari: da un lato una piattaforma matura per missioni di difesa e sicurezza; dall’altro una traiettoria tecnologica orientata a sistemi ad ala rotante senza equipaggio, modulari e autonomi. A queste si aggiungono le architetture fast rotorcraft come il convertiplano, in grado di combinare la versatilità tipica dell’elicottero in termini di volo stazionario e decollo/atterraggio verticale con le prestazioni proprie dell’aeroplano turboelica in termini di velocità, raggio d’azione e, in casi, quota.
AW149 rappresenta la componente consolidata del volo verticale, con capacità pensate per rispondere a esigenze operative diverse, dalla mobilità tattica al supporto alle missioni. Proteus guarda invece alla futura evoluzione dei sistemi rotary-wing uncrewed: sviluppato nel Regno Unito in collaborazione con il Ministry of Defence e la Royal Navy, è centrato su modularità, autonomia, digitalizzazione. L’impiego di gemelli digitali e ambienti sintetici ha contribuito enormemente a sviluppo e test dell’aeromobile.
Un gemello digitale (digital twin) è una replica virtuale di un sistema fisico. Permette di simulare configurazioni, missioni e comportamenti prima dei test reali, riducendo tempi, costi e rischi.
Il filo conduttore è l’integrazione. Sensing, warning e countermeasures – cioè sensori, sistemi di allerta e contromisure – aumentano la capacità della piattaforma di riconoscere minacce, proteggersi e completare la missione. La stessa logica vale per i sistemi futuri: l’efficacia non dipenderà solo dalla cellula o dalle prestazioni di volo, ma dalla capacità di integrare sensori, dati, autonomia e controllo della missione.
Un dominio, molte connessioni
Dall’addestramento avanzato ai velivoli collaborativi, dalle piattaforme combat-proven ai sistemi uncrewed, dai sensori alla simulazione, il dominio aereo mostra con chiarezza la direzione della trasformazione in corso. Le piattaforme restano essenziali, ma il loro valore cresce quando sono connesse a sistemi di missione, dati, comunicazioni e capacità decisionali.
È questa la logica che collega il dominio aereo agli altri ambiti operativi: terra, mare, spazio e difesa aerea e missilistica integrata. In questa direzione si colloca anche Michelangelo Dome, espressione dell’approccio multi-dominio di Leonardo: un’architettura aperta e scalabile pensata per integrare sensori, radar, piattaforme, comando e controllo, cybersecurity, intelligenza artificiale e dati. Il futuro della superiorità operativa non sarà definito da un solo asset, ma dalla capacità di far operare insieme piattaforme e informazioni, riducendo i tempi decisionali e aumentando la capacità di risposta in scenari multi-dominio.
2026-07-21T01:20:43Z
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